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sabato 25 maggio 2013

Una valanga di foto...



















sabato 27 aprile 2013

Acciappartìne!


TRADOTTO: Da qual nobile casato locale provieni?

SIGNIFICA: Prima di darcele di santa ragione, verifichiamo i nostri natali per non incorrere in spiacevoli fraintendimenti!

by Locotony

martedì 13 novembre 2012

COME SCRIVERE IL DIALETTO BARESE...

Per scrivere correttamente il dialetto barese si deve tener conto di alcune regole fondamentali, di gioviniana filosofia, ritenuto dal sottoscritto quale più affidabile e concreto assertore dell’idonea grammatica dialettale barese.

Il barese sfuma notevolmente la vocale finale, che diviene unica e indistinta.
Questa vocale si scrive sempre ed obbligatoriamente perché sonorizza la consonante cui si accompagna. Per tutti valga l'esempio delle parole contenti “e”, provate a leggerle senza considerarle per poi rileggere tenendone conto (es. marenàre, pernàcchie). Se si capisce che tutte le vocali "e" non toniche sono sfumate, e che si dovranno leggere le sole “è” (accentate), il barese sarà scritto e letto molto più facilmente da chiunque.
Ad esempio, “Che cosa hai fatto?”, si scriverà “ Ce ssì ffàtte?”, e non “C sì fatt?”; oppure “segno” si scriverà “sègne” perché la prima vocale è pronunciata.

L'uso delle vocali accentate (toniche) in ogni parola, andrebbe perseguito almeno fino a quando tale sistema grafico non diventa d’uso comune, ovviamente nei soli casi dove tale utilizzo è indispensabile perché, francamente, ritengo inutile usarlo in parole come “vase”, “ricche”, ecc. nelle quali è lampante che l’accento debba cadere sulla prima sillaba.

Altra caratteristica della parlata barese è il raddoppiamento consonantico iniziale, ad esempio, “andiamo a casa” si scrive "sciàm'a ccàse", sono di Bari "sò de BBare", vado a fare "vogghe a ffà", a riprova di questo, rileggete non raddoppiando le consonanti e mi darete ragione.

Non pochi estensori adoperano ornare parole con segni (tipo apostrofi) con i quali fanno precedere o seguire parole, ad esempio “una” si dice e si scrive "na" non certo “ 'na”, sottintendendo con l'apostrofo la perdita della u, ignorando che na (così come l'art. 'il' si scrive “u” e basta), nasce prima della parola italiana una, visto che da noi il dialetto lo parlavano già coi centurioni.

Molti altri adoperano ingiustificatamente lettere di alfabeti stranieri, anche se personalmente ritengo giusto il solo utilizzo della “K” in parole con un grave “Ch” tipo “sckattàte”, cioè “scoppiate”; abolirei completamente l’adozione della “J” che spesso si legge anche in pubblicità, usata per dire “Io”; ora pronunciate con me le seguenti unioni vocali: “ia”, “ie”, “iì”e ditemi se il terzo esempio è molto differente foneticamente da quello che utilizziamo nel dialetto. Conosco già la risposta, è lui!

Infine, il connotato più indicativo del barese è l'animo burlone e giocherellone, che si manifesta con simpatia trastullando le parole. Difatti la raccolta di seguito non è un semplice tradurre delle parole nella lingua patria, ma una rivisitazione in senso allargato e semi-serio non solo di vocaboli ma di veri e propri “modi di dire” che esprimono un concetto preciso e per questo, inseriti di prepotenza nella disamina.

sabato 8 ottobre 2011

Quànne iùne se gratt'n gape, le penzìre so assà; quànne iùne se gratt'n gule, male virme tèn'n gape!!



TRADOTTO: quando una persona si gratta la testa, ha dei pensieri, dei "grattacapi" appunto; quando una persona si gratta il sedere ha idee malsane per la testa!!

By Locotony


gratt'n gule....

U acìdde pissce u litte e u cule iàve mazzàte...!


Saggezza popolare:

TRADOTTO: L'uccello piscia nel letto e il culo ha le botte...
SIGNIFICA: Espressione tipicamente usata per denunciare che
la colpa di qualcosa è stata data a qualcuno che non c'entra.
Si usa soprattutto tra fratelli, quando uno dei due combina
un guaio e i genitori danno la colpa all'altro, magari perché
non l'ha fermato.

By Tony LOCORRIERE™

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